Il critico Claudio Guarda sulla mostra di Elisa Begani a L’officina Home Interios, Locarno

Novembre 2013

Le recenti pitture di Elisa Begani

“C’è una storia, c’è un frammento che si incastra nell’identità: immagini, ricordi, fotografie, disegni…” Sono parole che Elisa Begani ha inscritto al centro di un dipinto raffigurante un suo abito appeso a una gruccia, dentro lo scorcio di una stanza. Ma dipingere un proprio abito, in definitiva altro non è se non fissare o cercare una parte di sé, uno di quei frammenti appunto che, messi insieme, fanno la propria identità. In questo senso quella della Begani – che di sé coglie e fissa piedi, abiti, movenze e perfino pensieri – è sempre stata  soprattutto pittura di autospecchiamento o, se si vuole, di auto-riflessione attraverso l’atto del dipingere.

Eppure, chi ha avuto modo di seguirne il percorso pittorico nel corso gli ultimi cinque-sei anni, avrà notato che nell’ultima sua pittura è intervenuto un doppio processo formale che poco poco la differenzia da prima, sospingendola comunque verso esiti nuovi.

Anzitutto una specie di assestamento dell’immagine, che si deposita in forme più armoniche e composte, dentro inquadrature più classiche e non di rado frontali, mettendo quindi in sordina le accentuate riprese laterali e i tagli fotografici, spesso dall’alto, che caratterizzavano la sua precedente produzione. Ciò che portava inevitabilmente l’osservatore a cogliere un frammento fuggevole del basso, tra piedi, ciabatte, sottovesti svolazzanti e pavimento quali luogo del transito. Oggi la sua pittura corre assai meno, anche il suo respiro si è fatto più regolare e disteso, e sul movimento si direbbe che prevalga la stasi,  sull’azione la contemplazione. Alla fugacità dell’apparizione si è sostituita la durata dello sguardo.

Le cose son sempre le stesse di un tempo: l’interno di casa, il pavimento, l’arredo domestico, i propri vestiti appesi a un’esile gruccia, le boccettine della toilette. Ambienti e oggetti del vivere quotidiano, talvolta fruscianti per un alito dolce di vento, ma accarezzati adesso da una diversa e nuova luce perlacea che si diffonde tra i mobili e amalgama lo spazio. A differenza di prima, quando a dominare era la vibrante mobilità del segno dentro un colore dai toni rossastri, adesso è questa luce diffusa e avvolgente (ma anche plurima per via delle carte incollate che la riflettono in modo diverso rispetto alla tela di fondo) a diventare protagonista del quadro. E se le cose dipinte sono intrinsecamente modeste, quella luce in certo qual modo le nobilita e smaterializza, dà loro un’aura nuova.

Dietro ogni cambiamento c’è sempre anche una ragione, spesso di natura prettamente formale. Son venuto però a sapere che non molto tempo fa la pittrice ha lasciato il centro cittadino di Sestri Levante per andarsene a vivere in una casa di campagna, appena fuori, un poco rialzata: quanto basta per vedere uno spicchio di mare e, là in fondo, la linea lunga dell’orizzonte, la luce immensa, abbacinante che le si alza sopra.

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