In anteprima la mostra che verrà inaugurata a Novembre presso L’officina Home Interios : Anne Bernard “Femmes et beauté”

“Femmes et beauté” di Anne Bernard a L’Officina di Locarno

Critica alla mostra precedente di Claudio Guarda :

http://lofficinaarte.ch/anne_bernard.html

Di origini bretoni, ma residente ed operante a Parigi, Anne Bernard si accosta fin da giovanissima sia alla moda che all’arte: un mondo che segnerà tutta la sua vita. Diplomatasi in Arti Applicate, inizia la sua carriera come collaboratrice di prestigiose “maisons de couture”, tra cui Lanvin e Dior, diventa poi disegnatrice di stoffe per l’alta moda e lei stessa stilista free-lance, quindi creatrice artistica che opera con un suo staff. Il passaggio dall’ambito delle arti applicate a quello della creatività artistica è un frutto che matura con naturalezza nel corso degli anni, dapprima attraverso la scrittura e l’illustrazione, poi con la pittura che trova immediata rispondenza non solo presso il pubblico in qualche modo legato al mondo della moda e della pubblicitaria moderna – dalle grandi boutiques agli editori di riviste di arredamento e di grafica – ma anche del collezionismo privato.Col tempo, infatti, quella sua pittura che si era inizialmente avviata dentro la scia dell’arte applicata, in particolare del disegno di moda (che peraltro non ha mai rinnegato), Anne Bernard l’ha progressivamente spostata verso una dimensione più libera e creativa (in altre parole, meno tecnica e funzionale) per metterla sempre più in relazione con la recente storia dell’arte ed i suoi maestri, con i quali sembra dialogare a distanza, e che non di rado cita tra le righe della pittura. Non è difficile, infatti, per chi abbia un po’ di pratica con la storia dell’arte risentire, soprattutto negli sfondi delle sue immagini, richiami che vanno dal linearismo fiorito di Matisse a quello contrapposto del rigore geometrico di un Mondrian, dal decorativismo raffinato e prezioso dell’Art Nouveau e della Belle Époque, alla scansione asciutta di piani geometrizzati che si sovrappongono secondo una scansione di ascendenza cubista. E non poco altro ancora, ma con souplesse e naturalezza, senza ostentazione di cultura, anzi con garbo non disgiunto da un velo di sottile ironia.Il tutto viene poi filtrato attraverso evidenti richiami Pop, avvertibili non solo nel soggetto che le è più proprio, quello della eleganza femminile nel passaggio delle varie mode, ed a partire spesso da immagini d’epoca, attinte da riviste e giornali, cosa che automaticamente rimanda ad artisti pop come Hamilton, Warhol e Rosenquist; ma anche e soprattutto nel modo di imbastire la sintassi del dipinto, dalla chiara impaginazione grafico-cartellonisitca, con le scritte che lo attraversano verticalmente o orizzontalmente, inserendo un’immagine nell’immagine, lavorando sulla disarticolazione dei piani e delle profondità, eliminando qualsivoglia ambientazione paesaggistica del soggetto ed azzerando la tradizionale griglia prospettica su cui si fondava l’unità spaziale e narrativa del dipinto, per ricrearla invece su altre basi: di natura prettamente formale. Quali, per esempio, le rispondenze basate sui rapporti armonici o timbrici, caldi o freddi dei colori che entrano in risonanza, sull’ampiezza delle varie superfici che entrano in contatto, nonché sul loro specifico peso visivo; oppure sulla mobilità delle forme che a volte si compenetrano o giustappongono, altre volte, invece, si sovrappongono, contro ogni logica visiva, per cui avanzano o recedono, come fluttuando, in uno spazio diventato mobile e permeabile. Una libertà che permette alla pittrice di scardinare i vecchi codici e di mescolare a piacimento figurazione e astrazione; superfici rigorosamente à plat, bidimensionali, accostate ad altre chiaramente tridimensionali e volumetriche, con tanto di chiaroscuro e ombreggiature; memorie e linguaggi di ieri con quelli dell’altro ieri e dell’oggi: come si trattasse di un patrimonio comune a tutti e che fa ormai parte del nostro vissuto, cui attingere con dovizia e da reinventare liberamente, cercando di portarlo verso nuove soluzioni e sintesi, secondo accordi e modalità ormai connaturate al gusto della nostra contemporaneità.

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