L’officina Home Interiors Invita all’ Aperitivo di Natale e al vernissage della mostra “Femmes modernes” di Anne Bernard. Giovedì 19 novembre ore 18h00. Via S. Balestra 1a, Locarno

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Critica di Claudio Guarda

La pittura di Anne Bernard ci viene incontro con le sue gamme di colori freschi e squillanti per immetterci dentro un’aura metropolitana gioiosa e vitale, parigina, dove gli stilemi della grafica moderna e metropolitana, anche pubblicitaria, incorporano fiori o eleganti figure femminili nelle pose di modelle che subito rimandano a quel mondo della “Haute Couture” che, a lungo, è stato anche suo.

In effetti Anne Bernard si accosta fin da giovanissima sia alla moda che all’arte: un mondo che segnerà tutta la sua vita. Diplomatasi in Arti Applicate, inizia la sua carriera, a Parigi, come collaboratrice di prestigiose “maisons de couture”, tra cui Lanvin e Dior, diventa poi disegnatrice di stoffe per l’alta moda e lei stessa stilista free-lance, quindi creatrice artistica che opera con un suo staff. Il passaggio dall’ambito delle arti applicate a quello della creatività artistica è un frutto che matura con naturalezza nel corso degli anni, dapprima attraverso la scrittura e l’illustrazione, poi con una pittura molto grafica che trova immediata rispondenza nel gusto del collezionismo privato, anche perché ha ormai una sua lunga storia alle spalle.

Quando, sul finire dell’800, in concomitanza con le grandi trasformazioni urbane (e Parigi ne sa ben qualcosa!) – accanto ai linguaggi del moderno che rivoluzionano l’arte, nascono pure i primi manifesti pubblicitari, questi all’inizio sfruttano i linguaggi dell’arte perché a concepirli e a realizzarli sono chiamati artisti come Toulouse-Lautrec, Mucha, Bonnard, Steinlen… che si muovono tra postimpressionismo, Liberty e Art Nouveau; una volta però che l’arte pubblicitaria avrà elaborata una propria identità e messo a fuoco un suo linguaggio assai specifico e immediato, a quel punto saranno gli artisti ad ispirarsi agli stilemi dell’arte pubblicitaria. Basti pensare alla Pop Art, ad artisti come Andy Warhol, Roy Licthenstein, James Rosenquist.

È dentro questo solco fecondo che, fin dagli esordi, trova il suo naturale punto di riferimento stilistico l’arte di Anne Bernard, subito attratta da quella forma espressiva così moderna e sintetica: dove a predominare sulla tridimensionalità è l’aspetto grafico della bidimensionalità, fatta di piani compositivi sforbiciati e giustapposti, senza nessuna cura per l’ambientazione atmosferica e spaziale, con scritte, forme e figure prive di chiaroscuro, non di rado in scala sovradimensionata e con colori antinaturalistici (penso soprattutto ai suoi fiori), con vistosa inserzione del lettering cioè di singole lettere o parole di ugual peso della figura nell’economia dell’immagine globale.

Si tratta di tagli impaginativi secchi che si articolano secondo una sintassi non di verosimiglianza, ma di mobilità pittorica e mentale, sovrapponendo o sottoponendo all’immagine figurativa discontinuità spaziali o geometrie astratte (antifigurative) che si interpongono, smuovono i piani, creano pluralità di situazioni accostandosi per contrasto o per affinità di toni caldi e freddi relazionati fra loro, forme positive e negative, linee spigolose e rette o morbide e flessuose, con ricorrenti passaggi dall’apparentemente tridimensionale al bidimensionale, o viceversa: dalla forma reale alla sua sublimazione grafica e decorativa.

C’è una grammatica generativa assai “textile” che regola la pittura di Anne Bernard ma che non la imbriglia in forme irrigidite e codificate, anche perché il risultato della sua arte è sempre vitale e spigliato, accattivante e coerente: poi dentro posson esserci donne e fiori, singole grandi lettere o intere insegne, elementi di realtà o prettamente decorativi, quel che conta è la loro sintesi unitaria ed armonica nell’espressione artistica.

Claudio Guarda

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